Venetoroad no-stop, riflessioni dal perimetro

Il periplo della regione in bicicletta incontrando la resilienza

Da sabato 30 maggio a martedì 2 giugno ho avuto la fortuna di pedalare su una mia idea/traccia in solitaria, che partendo da Venezia percorreva le strade più perimetrali della regione Veneto. Volevo escludere le città della nostra ricca regione e vedere cosa stava succedendo ai “bordi”. La “periferia”, durante questo percorso per raggiungere alcuni punti estremi della regione (il Delta del Po, il Lago di Garda e la Lessinia, le Tre Cime di Lavaredo e la spiaggia del faro di Bibione), si è rivelata un mondo a se’ rispetto al tessuto urbano e sociale veneto, costituito da una monocultura imprenditoriale vincente e opulenta.

Tutte le genti “del perimetro” sembrano rispondere in modo simile a delle condizioni di vita non semplici, ora aggravate dall’emergenza Covid. Ho visto che lungo fiumi, montagne e pianure le persone che sono tenacemente rimaste in quei territori hanno sviluppato una forte resilienza, concentrandosi su poche cose fondamentali.

Una vita con un po’ di cibo (pesca, allevamento locale, agricoltura a piccola scala), una casa (non finemente ristrutturata, anzi spesso le tamponature erano di semplice lamiera grecata), un lavoro, duro, (in montagna, sui campi, lungo un fiume). E il minimo comune denominatore qual è? Dove si sfoga tutto, strati di preoccupazioni e poche aspettative? Dove le generazioni si incontrano portando la mascherina? Beh, dove se non al BAR?! Anzi “IN BAR”. I bar dove mi sono fermato, dall’alba al tramonto, offrivano uno spaccato “realista / verista / Verghiano, che ha dato senso al mio piccolo viaggio. La dimensione avventurosa era affiancata dall’incontro con l’emotività degli avventori che, tra il desiderio di sorridere e scherzare, usavano la mascherina in modo impacciato, quasi questo oggetto fosse un ulteriore filtro alla vita col quale fare i conti.

Il fatto che fossero gli ultimi giorni di lockdown regionale rendeva chiaro che le persone presenti erano del posto, e non venivano da altri comuni fuori regione. Tutto era ovattato, essenziale, scarno, ma tremendamente reale. Le persone, “vinte” dalla vita e dal virus parevano senza scampo; credo non ci sarà un altra generazione così, complice lo spopolamento delle terre dei grandi fiumi e delle montagne dove non nevica firmato (Cit. Mauro Corona), dove a guidare il trattore forse non ci vorrà andare più nessuno.

Io con la mia bicicletta passo veloce, intercetto situazioni, sfiorandole appena, ma non è difficile da capire che questa resilienza culturale non potrà continuare per molto ancora. Forse succederà che perderemo i nostri valori e se avremo bisogno di un bar, di un aiuto per un guasto alla bicicletta o di un riparo per la notte dovremo pianificare bene tutto prima, e perdere quella parte avventurosa e sempre diversa data dalla relazione con le persone locali.

Ma sono sicuro che la bicicletta ci darà sempre la possibilità di andare a cercare l’ignoto e nuove chiavi di lettura di quello che ci succede, il vento in faccia ci darà sempre la bella sensazione di provarci, la natura incontaminata accompagnerà sempre le nostre migliori esperienze.

Estremo est, la spiaggia del faro di Bibione

Tools: 3T strada 1x (40 con 11-42), borse Vap Cycling, abbigliamento 7Mesh, appendici custom made Fablab Venezia, integratori +Watt Italia, luci Magicshine.

Per info sulla traccia e percorso potete scrivermi a itercyclingblog@gmail.com

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Venetoroads non stop, thoughts from the perimeter

Circumnavigating the Veneto region and finding resilience

From Saturday the 30th of May to June the 2nd I had the chance to pedal alone, on an idea/track I drew, starting from Venice and following the very perimeter roads of Veneto. I purposely excluded the cities of our rich Region from the path, to see what was going on along thr “borders”. During this journey towards some of the region ending points (the Po river Delta, Garda Lake, the Lessinia area, the Tre cime di Lavaredo and Bibione lighthouse beach), the outskirts have revealed themselves as another world, compared to the average Venetian urban and social fabric, ruled by a winning and opulent entrepreneurial culture.

All the “folks from the border” seem to respond in a similar way to some quite hard living conditions, now further worsened by the Covid emergency. I have seen that, all along rivers, through mountain and plains, those who tenaciously stayed have developed a strong resilience, focusing themselves on few important things.

A life based on food (fishing, local farming, small scale agriculture), home (often simple and made of basic materials), hard work (in the mountains, in the fields, along the river). Which is the common denominator? Where does everything happen and come out, worries and (few) expectations? Where do the generations meet, wearing a mask? Look no further than the local BAR!  The bars where I stopped at, from dawn to sunset, where able to offer a sort of “realist/Dickensian” cross section, that gave more meaning to my journey. The adventurous aspect of it was, indeed, paired by the sensitivity of people and customers, half smiling and joking with their face masks on, as if these devices were another hard layer to add upon their lives.

The fact that I was travelling during the last days of general lockdown made it clear that all the people I met were locals. Everything was muffled, essential, bare, but real.

People, almost won over by both life and virus, seem to be doomed: I believe there won’t be another generation living like this, due to mountain and rivers’ lands depopulation (as Mauro Corona would say: where the snow has no brand), where probably no one will be willing to drive a tractor anymore.

With my bike, I always pass by very quickly, I run through these situations, only slightly touching them; but it’s easy to understand that this kind of cultural resilience won’t last long. Maybe we will lose some of our values and if we will need a bar, some help on a bike problem or a shelter for the night we should better have planned everything in advance, thus losing a little bit of that adventurous and ever changing possibility of relation with the locals.

But I am sure that the bike will always allow us to look for the unknown and find new interpretations of what is happening, the wind against our faces will always give us the sensation of trying, unspoilt nature will always be the companion of our best experiences.

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